Ricollegandomi all'articolo sul libro "Homo Homini Ludus", vorrei provare a parlare di uno dei tanti giochi che non stancano mai e che hanno sempre un forte valore pedagogico: mosca cieca.
Immagino che sia abbastanza conosciuto da tutti, e anche chi non ha mai giocato, sicuramente ne avrà sentito parlare almeno una volta.
Il gioco è molto semplice:
- un giocatore viene scelto a sorte per essere bendato e diventare "la mosca cieca",
- viene disorientato dagli atri giocatori che lo spingono a girare più volte su sè stesso;
- al via tutti i giocatori iniziano a muoversi liberamente nello spazio senza allontanarsi troppo (si stabilisce un perimetro prima di iniziare),
- mentre il giocatore che ha il ruolo di mosca cieca deve riuscire a toccarli.
- Quando la mosca riesce a toccare un giocatore, questo prende il suo posto (alternativamente, si può stabilire, come condizione, che per passare la benda al giocatore catturato, quest'ultimo debba essere prima riconosciuto, solo attraverso il tatto e con ancora la benda agli occhi, dalla mosca cieca)
Si possono creare numerose varianti del gioco, sempre rimanendo leali alle regole di base: un giocatore è bendato e deve toccare gli altri giocatori che scappano.
Possiamo stabilire che chi scappa non deve usare la voce o che, diversamente, possa attirare l'attenzione della mosca cieca dicendo "sono quì"; possiamo stabilire che chi scappa non debba toccare la mosca cieca oppure che possa toccarla velocemente per poi allontanarsi di nuovo; possiamo stabilire che la mosca cieca debba catturare e riconoscere tutti i giocatori che scappano e che venga sostituita dal primo o dall'ultimo; possiamo stabilire che, se i giocatori sono tanti, quando la mosca cieca riesce a catturarne (ed eventualmente riconoscerne) uno, divenga anch'esso mosca cieca sino a quando tutti siano stati catturati e non ci siano più giocatori che scappano; si può stabilire che la mosca cieca debba catturare ed eventualmente riconoscere tutti i giocatori e che chi viene catturato debba uscire dal perimetro di gioco sino a gioco finito, e la nuova mosca cieca potrebbe essere scelta a sorte come la prima tra i giocatori che non hanno ancora ricoperto il rulo.
Possiamo continuare all'infinito a stabilire queste variazioni, e qualunque variazione delle regole può rimanere leale al gioco purchè non si discosti eccessivamente e purchè sia accettata da tutto il gruppo. Infatti, LA DECISIONE ASSUNTA DAL GRUPPO TENDE AD ESSERE DAVVERO CONDIVISA e quindi eseguita lealmente e con favore da tutti. Inoltre, nel GIOCARE, il principio di LEALTA' rappresenta la precondizione essenziale e inalienabile per poter iniziare e proseguire il gioco stesso.
Sembra semplice, eppure non stiamo parlando solo di gioco, ma del fatto che la vita stessa è regolata proprio dall'equilibrio che si crea tra la stabilità e la possibilità di cambiamento (che devono coesistere senza eccedere, evitando sia l'eccesso di stasi, sia l'eccesso di trasformazione), tra
- la ripetizione nella variazione (che ci invita a ritrovare connessioni e rimandi del qua vissuto nell'apparente manifestarsi del Diverso)
- e la variazione nella ripetizione (che ci permette di essere creativi e divergenti nell'apparente ricrearsi dello Stesso).
E, per trovare questo necessario equilibrio, non serve infrangere o trasgredire le regole, ma allargarle e non lasciare che esse soffochino gli slanci inventivi e vitali e la potenza espansiva.
Se ritorniamo alla considerazione sul fatto che la nostra società sceglie la sicura sicurezza e si basa su di essa, è facile capire come il solo fatto di proporre il bendaggio e il movimento nello spazio senza disporre della vista, possa essere visto come una sfida alla nostra società del controllo e della fretta (che ha bisogno di correre, di competere, di meriti, di capri espiatori e di profitto, che percepisce il mondo come insito di rischi e pericoli, che ritiene pericoloso per i bambini giocare senza supervisione) e possa essere inteso come un modo per rallentare, per recuperare il tempo, per prendersi delle pause, per godere del tempo e del gioco nonchè della vita stessa.
Muoversi bendati:
- richiede movimenti lenti, attenzione, concentrazione,
- aiuta ad ascoltare il proprio corpo perchè tutti i sensi sono attivi e si acuiscono più della vista, permettendoci di sentire il nostro corpo immerso all'interno di uno spazio in cui si trova in un determinato punto, in una determinata posizione e si muove.
E questo, da un certo punto di vista e un pò paradossalmente, può anche significare che abbiamo bisogno di controllo, e se non possiamo averlo in un modo cerchiamo di averlo in un'altro, dunque siamo, si può dire, istintivamente portati ad agire proprio secondo una logica del controllo.
Ma anche solo abbandonando per un attimo il nostro modo di correre costantemente e incessantemente, possiamo:
- recuperare un po' di noi stessi,
- sperimentare la libertà del non dipendere per forza dalla fretta,
- goderci il tempo,
- affidarci alle persone che giocano con noi e cercare di fidarci di loro affinché ci tutelino e ci rassicurino nella nostra insicurezza, rendendo sicuro il contesto in cui dobbiamo muoverci (il mezzo più efficace attraverso cui imparare a decidere da soli, a determinare il proprio futuro, ad essere affidabili, non è altro che la pratica determinata e favorita dalla fiducia)
- riprendere in mano le nostre emozioni, la nostra consapevolezza di noi stessi, la consapevolezza dei nostri limiti e della nostra impotenza (in quanto non possiamo tutto).
Dover fare le cose senza avere il controllo della vista, può permetterci:
- di accettare questi limiti,
- di comprendere che, nonostante tutto il nostro impegno per riuscire, ci sono, comunque, eventi che interferiscono,
- di capire che nonostante i nostri limiti possiamo essere felici, se ci abbandoniamo all'idea di una vera libertà e proviamo a metterci in gioco per metterci in gioco, non per profitto e competizione, non per dovere, non per obbligo morale, ma per dovere nei confronti di noi stessi, che ci meritiamo di vivere in una società che non ci opprime ma che ci permette di giocare.
- di giocare con le nostre paure in modo protetto, in contesti protetti, con la consapevolezza di aver scelto volontariamente di giocare e del fatto che si possa interrompere in qualsiasi momento, abbassando la benda.
Aggiungo, in allegato così come nel titolo, alcune immagini che hanno catturato la mia attenzione. Numerosi artisti hanno rappresentato nei loro dipinti, nei loro disegni, nelle loro opere, il gioco di mosca cieca. Alcuni sono intrisi di significato, di emozioni, di espressioni che mostrano quanto il gioco sia davvero un'attività seria, che permette di vivere e divertirsi, e rendono evidente l'attenzione che viene data a questa attività.
Non sono tanti i giochi che vengono rappresentati nel mondo dell'arte, mosca cieca è uno dei fortunati che sicuramente trasmette qualcosa.
Non tutti i significati che possiamo attribuirgli sono positivi, alcuni denotano aspetti negativi della nostra cultura, ma proprio per questo ci spingono a riflettere. In generale, come gioco (e come altri giochi quali 1,2,3 stella, o semplicemente la trottola, o ancora nascondino) può essere interessante sotto diversi punti di vista e ci permette di capire quanto il gioco sia importante, soprattutto per i bambini, come opportunità per sperimentare la vita stessa, le sue regole, le sue dinamiche (anche solo la questione dell'equilibrio tra stabilità e cambiamento), i dubbi che la riguardano, le difficoltà che la caratterizzano, le gioie che possono nascervi. Ci permette di capire quanto sia importante come mediatore con la realtà, per conoscerla e per avere consapevolezza di sé, del proprio essere nel mondo e in questa misteriosa e contraddittoria realtà, delle proprie emozioni e paure, dei propri limiti. Giochi come questo ci aiutano a superare la retorica del controllo delle emozioni, ci aiutano ad ascoltare il nostro corpo, ad abbandonare la logica del massimo profitto e l'idea di una società del benessere basata sulla sicura sicurezza e sul controllo (in cui istinti ed emozioni possono trovare spazio solo nella ricerca della vertigine e dell'estremo, nell'eccesso e nel trasgressivo, nell'assenza di limiti), ci aiutano ad abbracciare UN'ECOLOGIA DELLA LIBERTÀ, allenandoci a rallentare, ad andare piano, a non essere frettolosi, a fidarci. Tutto questo è possibile perché il gioco è un agire attento ai contesti e alle relazioni di interdipendenza, che non protegge le persone, ma le relazioni e i contesti, in modo che all'interno di contesti protetti la persona possa sentirsi libera di giocare e di esplorare e conoscere i suoi limiti, divertendosi e sentosi realmente protetto, perché è il contesto per primo ad esserlo, grazie alla lealtà dei giocatori per il gioco e per gli altri stessi giocatori. Infatti, nessuno giocherebbe con persone di cui non si fida o contro chi notoriamente bara. Rimanendo leali, possiamo leggere le soglie e comprendere se e quando è il momento di accettarle o di oltrepassarle, in un'area di sviluppo prossimale che ci permette di esplorare il limite delle nostre possibilità senza tendere all'eccesso.
Inoltre, è importante da sottolineare, con un gioco quale mosca cieca ci riappropriamo dell'esperienza tattile, fondamentale in quanto costituisce anche la nostra principale esperienza mentale. Con mosca cieca siamo invitati a toccare, afferrare, sfiorare. E questi sono solo alcune delle attività che si trovano alla base della coscienza di noi stessi. Noi interveniamo sul mondo toccando, la vista stessa è tatto. Ed è proprio per la mancanza di quest'esperienza che rincorriamo giochi estremi che non riconoscono più soglie e che ci fanno sognare l'impossibile, portandoci a negare che le capacità umane abbiano un limite e a tentare di superare il limite e di oltrepassare programmaticamente le soglie.
Nel gioco di mosca cieca, ritroviamo il concetto del giocatore che vive tra prossimità e distanza. Il gioco rappresenta un modo per stare a contatto con il mondo, tra realtà e immaginazione, tra scelta di isolamento e necessità di relazione.
Il gioco stesso diventa una metafora, e la metafora permette di recuperare i valori individuali e di introdurre nuovi valori culturali di ragionare sul reale che non scegliamo, ma in modo volontario, attraverso un'attività, il gioco, che scegliamo. Non possiamo evadere dalla realtà in cui siamo catapultati, ma possiamo sperimentarla.
È importante avvicinarsi a forme e modalità di apprendimento conoscitivo più affini a quel che avviene quotidianamente nel vivere, ovvero apprendere dall'esperienza e nell'esperienza, incidentalmente, grazie anche alla messa in gioco nelle relazioni, a un apprendimento e una sperimentazione autoriflessiva, alla disponibilità a farsi sorprendere e ad affidarsi all'improvvisazione e al vagare nelle eventualità, nel contestuale, nel possibile. La libertà del giocare consiste nella sua stessa incertezza, grazie alla quale molte cose accadono inaspettatamente
Dobbiamo educare all'immaginazione, evitando il degrado delle relazione che avanza a causa del fatto che tutti abbiamo fretta e nessuno è più capace di aspettare, e questo ci porta ad adottare la logica del controllo, in modo autodistruttivo, perché abbiamo paura e questo ci induce a sterilizzare la vita e a procedere a fare solo quello che ci conviene, non assumendoci la corresponsabilità degli errori. Servirebbe, forse, un po' di solitudine, per avere occasione per pensare e pensarsi, per stimolare una coscienza, per accrescere una solidarietà consapevole. Servirebbe dare spazio al tempo libero anche come parte integrante della didattica. Servirebbe, forse, dare la possibilità ai bambini di avere la libertà di strutturare il proprio comportamento attraverso il gioco libero, e di formarsi attraverso di esso. Diamo loro la possibilità si fare esperienza in contesti protetti, in cui la ripetizione è la stabilità diano sicurezza, li rassicurano in caso di paura, li incoraggiano in caso di poca motivazione, e in cui sia sempre possibile il cambiamento.
Sono tanti gli apprendimenti che possiamo maturare giocando, non solo da bambini ma anche da adulti, e sono tanti gli apprendimenti che ci servono non solo per il gioco ma per la vita stessa. Non si tratta di addestramento all'adultità attraverso giochi programmati, quando piuttosto di giochi puri. Perché alla base del gioco, del gioco puro, del ludico dilettarsi, troviamo la possibilità di sviluppare abilità autoregolative situazionali che sono fondamentali per qualunque apprendimento e che si perdono col gioco puro: motivazione, intelligenza dei limiti relazionali e contestuali, gusto, intuizione, empatia e simpatia, consapevolezza emotiva.
Vi chiederei, ora, di scrivermi altre considerazioni legate in particolar modo al gioco di mosca cieca.
