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Domenica, 09 Agosto 2020 11:06

L'importanza della NARRAZIONE secondo la pedagogia culturale di Bruner

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Ho già scritto alcuni articoli per illustrare l'unità di apprendimento sulla narrazione di sé. In questo articolo vorrei approfondire l'argomento "narrazione", dal punto di vista della psicologia culturale di Jerome Bruner, uno dei più importanti e noti psicologi contemporanei.

Bruner vede il processo narrativo come un vero e proprio meccanismo di sviluppo e di comprensione della realtà. Quando i bambini arrivano a scuola e noi cerchiamo di insegnare loro a raccontare le storie, in realtà stiamo solo dando loro contenuti e spunti di riflessione che li espongono a storie sempre più interessanti e articolate, permettendo loro di esprimere al meglio questa potenzialità. Potenzialità che non si insegna, ma si allena, in quanto vera e propria modalità di funzionamento del cervello, che è naturale per il bambino in quanto appresa all'interno delle routine molto precoci in famiglia.

COS'È UNA ROUTINE? Approfondirò l'argomento in un altro articolo, ma per ora ci interessa sapere che corrisponde alle abitudini che noi creiamo per i bambini, permettendo loro di non perdersi in un senso di disorientamento e di sentirsi protetti all'interno dei contesti in cui li accompagnamo.

In che modo la routine può aiutare lo sviluppo del processo narrativo? 

Innanzitutto, bisogna dire che la narrazione fornisce al bambino anche una struttura per le narrazioni linguistiche e presuppone quattro componenti fondamentali:

  1. L'agentività: che corrisponde alla capacità di capire che gli individui compiono azioni dirette a uno scopo (nelle storie il protagonista avvia il racconto con l'intenzione di raggiungere un obiettivo)
  2. La sequenzialità: che consiste nel capire che gli eventi sono ordinati e collegati tra loro in quanto si susseguono secondo una particolare sequenza (nelle storie il racconto segue una particolare successione di sequenze)
  3. La sensibilità ai cambiamenti: capacità di riconoscere un cambiamentoù , una novità (nelle storie avviene il cosiddetto "colpo di scena" che sconvolge il racconto"
  4. La prospettiva: la capacità di assumere il punto di vista degli altri (nelle storie ci sono tanti personaggi e tante prospettive)

Come influisce la routine su queste componenti del pensiero narrativo?

  1. Innanzitutto, attraverso le abitudini che si sviluppano per soddisfare i bisogni primari del bambino. Il bambino inizia a capire che l'adulto (il genitore in genere) è indipendente da lui ma che agisce per uno scopo che in questo caso può essere, ad esempio, nutrirlo, lavarlo, aiutarlo ad addormentarsi.
  2. Inoltre, se i bambini fanno parte di una routine, sono abituati a svolgere delle azioni in modo sequenziale. Infatti la routine altro non è che la concatenazione di azioni che seguono una sequenza ben precisa (ordinata e prevedibile) per poter essere realizzate.

Dunque bisogna precisare che in questo caso Bruner si distacca da Piaget, che sosteneva che la sequenzialità si sviluppa con la nascita del pensiero logico. Mentre, secondo questa teoria, deriva dall'esperienza sociale.

E, se il bambino è abituato a una sequenza ordinata e prevedibile di azioni che si susseguono, è anche in grado di riconoscere quando, all'interno di questa sequenza, viene introdotto un cambiamento. Se un bambino non fosse inserito all'interno di una routine, non sarebbe in grado di distinguere l'arrivo di una novità. Questo è molto pericoloso, perché influisce anche emotivamente sul bambino, che si sente disorientato. Ad esempio, quando un bambino gioca con la mamma e ad un certo punto la mamma fa qualcosa di inaspettato, il bambino se ne accorge. Magari in un gioco con le bambole viene introdotto un dinosauro, ecc. E magari suscita il riso del bambino, perchè questo è in grado di vedere la novità, l'elemento che si distacca dal gioco con le bambole a cui è abituato e lo sconvolge. E questo è un bene, perché, se non ci fossero variazioni nelle routine, il bambino andrebbe incontro al cosiddetto fenomeno della "abituazione", che possiamo dire corrispondere alla comunemente nota "noia, mancanza (o meglio, perdita) di interesse". Infatti anche a scuola è importante evitare di utilizzare sempre lo stesso metodo e sempre gli stessi materiali. (ma su questi aspetti tornerò dettagliatamente in un altro articolo dedicato alla routine)

Ancora, le routine stabiliscono anche delle interazioni con gli altri. Il bambino quando è molto piccolo, come diceva Piaget, è caratterizzato dall'egocentrismo cognitivo, ossia dall'incapacità di cogliere prospettive diverse dalla propria (basta pensare ai nascondigli che scelgono quando giocano: si nascondono dietro le mani o dietro una tenda ecc). Il superamento dell'egocentrismo cognitivo può essere sostenuto in larga parte dalle routine, attraverso cui il bambino svolge anche attività con gli altri, entra in conflitto con loro e inizia a vedere che gli altri non vedono effettivamente quello che vede lui. Magari, piano piano, può anche iniziare a mettersi d'accordo con gli altri per agire verso uno scopo comune. E questo già lo fa quando collabora con la mamma nei momenti della pappa o del bagnetto ad esempio, perché si crea proprio quel formato di attenzione condivisa di cui parla Bruner.

C'è da dire anche, che se il pensiero narrativo fornisce una struttura per le competenze linguistiche, non può non fornire le unità di base della grammatica universale: soggetto, predicato e complemento. Il bambino grazie alle routine che stimolano il pensiero narrativo, capisce che ci sono:

  • un protagonista che compie un'azione,
  • l'azione compiuta,
  • e un destinatario dell'azione.

Per questo è molto utile stabilire delle routine in cui ci sia l'alternanza di turno: ad esempio, durante il bagnetto due fratellini possono alternarsi, per iniziare a capire che quando viene lavato uno, quello è il soggetto, quando viene lavato l'altro diventa lui il soggetto. Anche quando il bambino mangia la pappa e la mamma alterna un cucchiaino al bambino e uno a lei, il bambino sta iniziando a capire che quando mangia la mamma è lei la protagonista, quando mangia il bambino è lui il protagonista.

Di conseguenza, quando noi insegniamo la grammatica a scuola, non stiamo facendo altro che dare un nome formale alle strutture linguistiche che i bambini hanno già appreso all'interno delle routine molto precoci in famiglia e grazie al pensiero narrativo. Per questo bisogna stimolare tanto la narrazione.

Dunque la narrazione è importante per il bambino, in quanto gli fornisce una struttura per le competenze linguistiche.

Ma il pensiero narrativo è importante per il bambino anche perché gli consente di riordinare i propri vissuti e di organizzare le proprie conoscenze.

Come? Perché innanzitutto la narrazione prevede che ci siano dei personaggi che agiscono intenzionalmente per uno scopo e che provano delle emozioni. Dunque il racconto non è solo una successione di eventi, ma è una concatenazione di azioni che si susseguono e che sono anche finalizzate e dipendono dalle intenzioni del protagonista e dalle sue emozioni.

Inoltre, grazie al pensiero narrativo, le conoscenze si organizzano orizzontalmente.

Cosa che non succede con l'opposto pensiero paradigmatico, che invece si organizza in modo verticale e gerarchico, assumendo la classica forma ad albero con una gerarchia. Questo tipo di pensiero è utile per gli apprendimenti formali come quelli scientifici, in cui i collegamenti tra i concetti non sono dati da una successione ma dai significati. Un pensiero narrativo può invece essere utile per lo studio della storia, in cui ci sono anche concetti da memorizzare, come date e nomi, ma ciò che davvero dà coerenza a questo tipo di apprendimento è la narrazione che i bambini si creano degli eventi che gli stiamo proponendo.

Per concludere l'articolo propongo un consiglio: per stimolare la narrazione dei bambini, vista la sua importanza, è essenziale non fare loro domande che prevedono come risposta solo un si o un no. Piuttosto, fare delle domande che prevedano il racconto. Qualora il bambino non fosse incline a raccontare, ad esempio quando torna a casa e risponde "niente" alla classica domanda "cosa hai fatto oggi a scuola?", l'adulto non dovrebbe fermarsi lì e chiudere il discorso o cambiare argomento. Piuttosto, dovrebbe cercare di dare un modello di narrazione al bambino, iniziando lui stesso a raccontare cosa ha fatto, perché così piano piano il bambino è portato ad intervenire nel discorso, seguendo il modello proposto.

Vi ricordo, inoltre, che una buona proposta per stimolare il pensiero narrativo del bambino, è quella dell'utilizzo delle carte inventafavole. Se non avete ancora letto l'articolo, passate a dargli un'occhiata. Presto arriveranno anche altre proposte simili!! E se volete approfondire l'aspetto della narrazione più introspettivo, andate a leggere gli articoli sulla narrazione di sé, che propongono un'intera unità di apprendimento per stimolare questo tipo particolare di narrazione durante tutto il percorso della scuola primaria.

Letto 9002 volte Ultima modifica il Giovedì, 22 Ottobre 2020 15:13

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