tenda

  • Evoluzione della scuola italiana 1
    Evoluzione della scuola italiana 1 La scuola è un luogo di educazione e di formazione integrale della persona, nonché una comunità di dialogo, di ricerca e di esperienza sociale. Compito della scuola è, garantire la crescita della persona in tutte le sue dimensioni, guidando lo sviluppo di tutte le potenzialità individuali, al fine di raggiungere…
  • LA NARRAZIONE DI SÉ nella scuola primaria.
    LA NARRAZIONE DI SÉ nella scuola primaria. In questo articolo introdurremmo l’UDA della Narrazione di sé, specificando i motivi per cui è importante proporla nella scuola primaria, quali sono i suoi obiettivi e come viene affrontata in tutte le classi già dai primi giorni di scuola. Quest’unità didattica rappresenta il culmine di un percorso iniziato nella scuola…
  • Dove è nato l'uomo? - L'Australopiteco
    Dove è nato l'uomo? - L'Australopiteco In questo articolo propongo un video di supporto alla spiegazione sull’Australopiteco. La lezione è prevista per la classe 3° della scuola primaria. Il video è stato realizzato con Animoto. Si consiglia la visione con un volume non troppo alto, per evitare i rumori di fondo. Si è deciso di mettere…
  • Il metodo Freinet
    Il metodo Freinet Vissuto tra il 1896 e il 1966, C. Freinet elabora un metodo fondato sulla COOPERAZIONE e sull’ESPRESSIONE LIBERA (testo libero, disegno libero, stamperia e giornale degli studenti, corrispondenza interscolastica), ponendo al centro del lavoro scolastico il TESTO LIBERO, che il bambino scrive quando ha desiderio di scrivere e secondo il…
  • La Narrazione di sé nella 4° CLASSE.
    La Narrazione di sé nella 4° CLASSE. In quarta ha inizio anche la scrittura della lettera.   Tutto questo lavoro che si è svolto dalla prima alla quarta costituisce la base dell'Unità didattica a cui ci si dedicherà nella classe quinta, ossia la vita raccontata sotto forma di autobiografia. LETTERA Il diario Lo scriviamo solo per noi.…
Bianca

Bianca

Sabato, 28 Marzo 2020 19:05

Evoluzione della scuola italiana 5

 

Nel 2012, le Indicazioni Nazionali per il curricolo della scuola dell'infanzia e del primo ciclo di istruzione (poi aggiornate anche nel 2017) si prefiggono il raggiungimento da parte degli studenti di traguardi di sviluppo delle competenze al termine del loro percorso scolastico. Con le Indicazioni Nazionali, Cultura, Scuola e Persona sono definiti come i nuclei fondanti della riforma.

 

 

Sono mutate le forme di socialità per via dei social network e si diffondono tecnologie di informazione e comunicazione detti ICT. “Dunque il “fare scuola” oggi significa mettere in relazione la complessità di modi radicalmente nuovi di apprendimento.” La nostra società è in continua evoluzione e sempre più complessa, è necessario, quindi, garantire ai nuovi cittadini non solo l’apprendimento di saperi e linguaggi culturali di base, ma anche dei metodi di lavoro e degli strumenti che consentano loro un apprendimento lungo tutta la vita “Lifelong learning” e di sviluppare una coscienza critica. Non sono più sufficienti delle trasmissioni standardizzate e normative delle conoscenze, che comunicano contenuti invarianti. La scuola deve «favorire l’autonomia di pensiero degli studenti, orientando la propria didattica alla costruzione di saperi a partire da concreti bisogni formativi».

 

 

Lo studente deve essere messo al centro dell’azione educativa in tutti i suoi aspetti, tenendo in considerazione la sua singolarità e complessità. Inoltre, bisogna favorire la formazione del gruppo classe, costruendo un luogo accogliente e stabilendo un progetto educativo condiviso. Così facendo è sempre posta al centro la personalità dello studente, il cui sviluppo deve poter avvenire all’interno di un gruppo socializzato e attraverso le relazioni con altri.

 

 

La scuola ha il compito di far apprendere le regole del vivere e del convivere, mantenendo una stretta collaborazione con i genitori, che rappresentano il primo nucleo di formazione ed educazione e che forniscono i valori attraverso i quali il nuovo cittadino deve apprendere a filtrare i valori condivisi dalla società in cui vive, per potersi muovere all’interno di essa, operando delle scelte autonome. La scuola deve dunque insegnare agli studenti non solo ad apprendere ma anche ad essere, aiutandoli a conoscere la propria e le altre culture per potersi inserire in un contesto più ampio difficile da comprendere. E non c’è modo migliore per farlo se non attraverso il confronto con gli altri. Bisogna formare cittadini Italiani che conoscano la tradizione e la cultura nazionale ma che allo stesso tempo siano anche cittadini europei e del mondo, fornendo loro le conoscenze antropologiche necessarie.

 

 

La scuola deve educare a due consapevolezze: sul fatto che il mondo possiede gli strumenti per influenzare la vita dei singoli, e sul fatto che contemporaneamente i singoli possiedono gli strumenti per poter influenzare il mondo e sono responsabili verso l’umanità, avendo la possibilità di contribuire alla sua evoluzione. Gli studenti devono potersi definire all’interno di un tempo e di uno spazio non solo nella geografia e nella storia umane ma anche nella natura e nel cosmo, e hanno pertanto bisogno di ricevere un’adeguata formazione sia umanistica sia scientifica, e di sviluppare le capacità creative, in quanto è noto che attraverso lo sviluppo della creatività l’uomo è in grado di portare nel suo microcosmo personale la complessità e la bellezza del macrocosmo umano.

 

Sabato, 28 Marzo 2020 19:01

Evoluzione della scuola italiana 4

 

Nel 1990 viene attuata la riforma dell'ordinamento della scuola elementare, la quale concorre alla prima formazione dell'uomo e del cittadino, e accompagna lo sviluppo della personalità infantile e la prima alfabetizzazione culturale. In questo momento ha inizio anche lo studio della Lingua straniera, che garantisce la continuità con la scuola media in cui questa disciplina è obbligatoria.

 

Viene dunque consolidata la prospettiva verticale della formazione scolastica, attraverso la quale viene assicurato il raccordo del processo educativo, curricolare e organizzativo dalla scuola materna, a quella elementare, a quella media e così via. Con la varietà e complessità dei saperi e degli stimoli educativi, viene inoltre data importanza alla modularità (e quindi all’introduzione di una pluralità di docenti per la stessa classe, in sostituzione del maestro unico), che rende più semplice la gestione dell'insegnamento.

 

 

Nel 1991 la ‘’scuola materna’’ divenne “scuola dell’infanzia” e non svolge più la sola funzione di assistenza dell’infante e preparazione alla scuola dell’obbligo, ma inserisce al centro del processo educativo il bambino e la sua personalità, concorrendo al suo sviluppo affettivo, sociale, cognitivo e psicomotorio, e accompagnandolo nell’acquisizione di autonomia e creatività, valorizzando le capacità individuali e proseguendo l’orientamento educativo dei genitori.

 

Nel 1997 ha inizio progressivamente la Scuola dell'Autonomia, ispirata ai principi di decentramento, secondo cui la scuola è definita come "scuola-servizio" che pone la sua attenzione sulla realtà scolastica finalizzata al successo formativo degli allievi, e di sussidiarietà. Di conseguenza, sia i singoli che le formazioni sociali come la famiglia sono riconosciuti come titolari di servizi alla persona.

 

Con l'autonomia le scuole si trovano costrette a stabilire un proprio Piano dell'offerta Formativa (oggi triennale PTOF), in rappresentazione della costruzione di una propria identità in rapporto anche alle risorse territoriali.

 

Nel 2000, infatti, lo Stato interrompe la pubblicazione di leggi che stabiliscono i Programmi Scolastici, e inizia a stabilire piuttosto, delle Indicazioni Nazionali, che stabiliscono delle linee guida sulla base delle quali ogni scuola deve stabilire il proprio piano dell'offerta formativa. Esse costituiscono un documento unico per tutte le scuole autonome, in sostituzione dei programmi ministeriali.

 

 

Nel 1999 l'obbligo scolastico è innalzato a 15 anni, e inizia ad alzarsi progressivamente, al fine di consentire il “conseguimento di un titolo di studio di scuola secondaria superiore o di una qualifica professionale di durata almeno triennale entro il 18° anno di età”, come sancito dalla legge emanata nel 2006.

 

Sabato, 28 Marzo 2020 18:59

Evoluzione della scuola italiana 3

Nel precedente articolo abbiamo sintetizzato i principali avvenimenti che hanno segnato l'evoluzione della scuola italiana fino al ventennio fascista.

Presto la visione comincia a cambiare e nel 1943 il pedagogista Washburne inizia a comprendere l’importanza di cambiare l’organizzazione scolastica fascista, che aveva influenzato soprattutto la scuola elementare. Si stabilirono dunque nel 1945 i programmi della scuola elementare, che prevedevano aperture pluriconfessionali e generarono per questo l’opposizione dei cattolici. Tuttavia i programmi non determinarono cambiamenti significativi.

Al termine della Seconda Guerra Mondiale, l’Italia diventa una Repubblica e il 1° gennaio 1948 entra in vigore la nuova legge della Repubblica Italiana: la Costituzione, in cui l'istruzione è considerata come uno dei fini di benessere perseguiti dallo Stato. Infatti essa cerca di creare una forma di scuola democratica, che funga da ponte di passaggio tra le famiglie (considerate il principale nucleo formativo della persona) e la società (considerata come luogo in cui la persona impara a interagire con gli altri individui, a esplicare la propria personalità e a diventare cittadina italiana, europea e del mondo).

Tra gli articoli della Costituzione ricordiamo:

  • l’articolo 30, che impone il dovere e diritto ai genitori di accudire i figli sotto ogni aspetto, tra cui quello della formazione scolastica.
  •          l’articolo 33, che fissa i diritti e gli obblighi delle scuole non statali, che devono essere considerate equipollenti alle scuole statali e godere di piena libertà.
  •         l’articolo 34, che sancisce che la scuola è aperta a tutti, deve essere obbligatoria e gratuita per almeno 8 anni, e deve essere accessibile in ogni ordine e grado a tutti i capaci e meritevoli a prescindere da qualsiasi ostacolo economico e sociale che la Repubblica deve farsi carico di rimuovere (attraverso ad esempio borse di studio, assegni alle famiglie, ecc.), come ribadito anche e soprattutto dall'articolo 3

Importante è inoltre l'istituzione della scuola materna statale, nel 1968, che accoglie i bambini in età prescolare (3-6 anni), con lo scopo di integrare l'opera educativa della famiglia, accompagnando i bambini nello sviluppo della loro personalità e nella preparazione alla scuola dell'obbligo. Da sottolineare è il termine “Statale”, che garantisce per la prima volta la gratuità della scuola materna, in quanto precedentemente i bambini in età prescolare venivano istruiti principalmente da privati (per lo più ecclesiastici) spesso a pagamento.

Nel 1969, vengono emanati gli Ordinamenti per la scuola materna.

La scuola diventerà presto una struttura non solo verticistica ma anche e soprattutto orizzontale, che con i Decreti Delegati del 1974 predispone organi a carattere collegiale democratico (Consigli di Classe, Consigli di Circolo o d’Istituto, Collegio dei Docenti) che, tenendo conto delle competenze di ognuno, devono assicurare la partecipazione di tutte le figure della comunità scolastica alla vita della scuola (genitori, alunni, personale docente e non docente). Essi inoltre danno inizio a un nuovo modello di scuola, attraverso il quale il sapere non è solo univocamente trasmesso dai docenti, ma acquisito consapevolmente, sviluppando una coscienza critica da parte degli studenti, in relazione anche al continuo evolversi della società. Con l’attuazione dei Decreti delegati, è garantito il pieno sviluppo della personalità degli alunni ed il diritto all'espressione dell'autonomia didattica dei docenti, che possono/devono aggiornarsi e sperimentare.

La Ministra della Pubblica Istruzione Franca Falcucci fece una Relazione nel 1975, in cui si affrontavano le problematiche degli alunni anche con gravi disabilità e la necessità di rendere accessibile la scuola pubblica ai disabili gravissimi come sordi e con ritardo psico- motorio. Con la Legge 517 del 1977, vengono abolite le classi differenziali e viene stabilita l'integrazione degli alunni con disabilità, che devono potersi inserire nelle "classi aperte" (accompagnati da insegnanti di sostegno) accanto agli alunni normodotati, in accordo con il principio erogato dalla Costituzione Italiana secondo il quale la scuola deve essere aperta a tutti. Si apre anche la possibilità di attivare interventi individualizzati in relazione alle esigenze dei singoli alunni.  Viene inoltre stabilita la valutazione formativa continua, secondo la quale l'alunno (normodotato o portatore di handicap) non deve essere valutato esclusivamente in base all'esito delle verifiche sommative, della media dei voti e del recupero, ma anche e soprattutto attraverso l'osservazione della sua maturazione e dei suoi progressi d'apprendimento.

Abbiamo quindi una nuova scuola, lontana dalle classi speciali e dalla valutazione fiscale che hanno caratterizzato la riforma gentiliana.

Nel 1989 nasce infatti anche la Convenzione sui Diritti del Fanciullo, approvata dall'Assemblea generale dell'ONU il 20 novembre, di cui ricordiamo l’Articolo 28, il quale sancisce che: tutti i bambini hanno diritto all’istruzione, che deve essere gratuita e obbligatoria per tutti.

 

Sabato, 28 Marzo 2020 18:51

Evoluzione della scuola italiana 2

Abbiamo parlato brevemente nel precedente articolo dell'evoluzione della scuola Italiana dal Medioevo sino alla prima metà del 1800.

Molto più significativa delle precedenti fu la legge Casati, emanata il 13 novembre 1859. A essa si fa infatti risalire l’atto di nascita della legislazione scolastica italiana e della nostra scuola. Inizialmente, viene promulgata nel Regno di Sardegna, dopo l’unificazione d’Italia, fu estesa a tutto il Regno. Essa affronta per la prima volta il grave problema dell’analfabetismo dominante in tutta Italia, in cui il 78% della popolazione era analfabeta. Si prefiggeva di assicurare a tutti i cittadini italiani un'istruzione di base per poter "leggere, scrivere e far di conto". Inizia infatti ad introdurre il principio dell’obbligatorietà e della gratuità dell’istruzione, almeno elementare, per garantire almeno un’alfabetizzazione di base. Tuttavia, lo scopo della legge Casati non si realizza, principalmente a causa dell’utilizzo dei giovani nel lavoro dei campi e delle miniere.

Il 15 luglio 1877 viene emanata la legge Coppino, con cui fu innalzato l’obbligo scolastico elementare fino all’età di nove anni e vengono imposte sanzioni ai genitori contro gli inadempimenti.

Lo Stato cerca di sostenere economicamente i comuni per garantire l’istituzione di scuole pubbliche, ma spesso i fondi elargiti non sono sufficienti. Così, si inizia progressivamente a diffondere la convinzione che sia lo Stato a dover provvedere all’istruzione e alla formazione dei cittadini. Con la legge Orlando (1904) viene inoltre stabilita l’equalizzazione della retribuzione degli insegnanti della scuola elementare, che prima cambiava in relazione a fattori discriminanti come la differenza del sesso e del luogo dell’insegnamento (periferia, campagna, città).

Con la legge Credaro del 1911 comincia a concretizzarsi il passaggio della gestione dell’istruzione e della formazione dei futuri cittadini dai Comuni allo Stato: in particolare, le scuole dei capoluoghi di Provincia restano affidate alla gestione dei Comuni; le scuole degli altri Comuni passano invece alle dipendenze dei Provveditorati agli studi e dunque anche lo stipendio dei maestri elementari viene portato a carico dello Stato. Tuttavia il sopraggiungere della Prima Guerra Mondiale rese difficile l’attuazione di questa legge.

Durante il primo governo di Mussolini, Ministro della Pubblica Istruzione è il filosofo neoidealista Giovanni Gentile, il cui pensiero è che nella scuola lo Stato realizza sé stesso e di conseguenza esso insegna e deve insegnare, mantenendo e favorendo le scuole.

Con la Riforma Gentile (1923):

  • viene esteso l’obbligo scolastico fino al 14° anno di età
  • vengono istituite scuole speciali per handicappati sensoriali della vista e dell’udito,
  • viene stabilito l’insegnamento obbligatorio della religione cattolica (a meno che non venga presentata la richiesta di esonero),
  • sono istituiti rigidi controlli per l’inadempienza dell’obbligo scolastico,
  • e viene creato l’istituto magistrale per la preparazione dei maestri elementari.

Il ventennio fascista si mantiene nella sostanza aderente ai principi della riforma Gentile. I programmi delle elementari rimangono perlopiù invariati, viene fatta solo qualche lieve modifica, come ad esempio l’inserimento dell’insiemistica nello studio della matematica.

 

Sabato, 28 Marzo 2020 18:45

Evoluzione della scuola italiana 1

La scuola è un luogo di educazione e di formazione integrale della persona, nonché una comunità di dialogo, di ricerca e di esperienza sociale. Compito della scuola è, garantire la crescita della persona in tutte le sue dimensioni, guidando lo sviluppo di tutte le potenzialità individuali, al fine di raggiungere il successo formativo. La scuola deve, inoltre, tener conto dell'ambiente civile e sociale in cui agisce con lo scopo di vivere e realizzare una convivenza democratica e pacifica, come sancito dagli articoli 2 e 3 della Costituzione Italiana. Secondo tali articoli, è compito della Repubblica rimuovere tutto ciò che a livello economico e sociale ostacola lo sviluppo integrale della persona umana, che ha il dovere e il diritto alla partecipazione attiva nelle formazioni sociali in cui si sviluppa la personalità del cittadino, adempiendo ai doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

 

L'evoluzione della scuola italiana ha una storia secolare, che possiamo far partire già ai tempi del Medioevo, quando l'istruzione non era obbligatoria ed era sotto la giurisdizione ecclesiastica, che si era imposta in seguito alla fine dell'Impero Romano e con esso delle istituzioni scolastiche pubbliche.

In questo periodo, le scuole parrocchiali erano le uniche accessibili a tutti senza distinzioni di alcun genere, ma garantivano solo un'alfabetizzazione di base, e, pur potendo, molte famiglie non mandavano i figli a scuola perché essenziali nei lavori di sostentamento.

Nel XII secolo iniziarono a svilupparsi anche scuole laiche che alla fine del Duecento avevano preso il sopravvento su quelle religiose. Queste ultime rimasero importanti solo per la preparazione del clero e iniziarono a riacquistare importanza verso la fine del Quattrocento, quando, insegnando il catechismo la domenica o nei giorni festivi, provvedevano anche a un'alfabetizzazione di base, insegnando a leggere e a scrivere.

Nel 1788 padre Francesco Soave, istituì a Milano la prima "scuola di metodo" pubblica per la preparazione dei maestri, ispirandosi alla riforma scolastica Europea di Maria Teresa d'Austria.

Con la rivoluzione francese viene stravolta la visione della scuola secondo il principio dell'uguaglianza di opportunità, e in particolare dell'istruzione primaria, che deve essere obbligatoria, pubblica e gratuita. Ad essa devono poter accedere tutti i cittadini, senza una divisione classista in base al genere o al ceto sociale. La scuola rimane laica e deve poter trasmettere capacità, contenuti e metodo, oltre che una formazione civile. Nel Regno d'Italia si iniziò a cercare di prendere spunto dal modello scolastico francese e nel 1819, con Gioacchino Murat, venne stabilita l'obbligatorietà della scuola primaria, che avvicinò molti più cittadini alle istituzioni scolastiche.

Nella prima metà dell'Ottocento, con la Restaurazione, non vengono messe in atto particolari riforme. Ricordiamo la libera scuola laica e classicista istituita da Basilio Puoti nel suo palazzo per educare le giovani menti del regno, e il movimento degli asili infantili promosso da Ferrante Aporti nel Regno Lombardo - Veneto.

Sabato, 28 Marzo 2020 10:02

Le Carte Inventafavole

Ho già accennato all'importanza che assumono le favole nel percorso formativo ed educativo del bambino. Sappiamo che possono essere utilizzate per accompagnare lo studio della matematica, e presto vedremo anche come sfruttarne alcune per iniziare a far approcciare i bambini allo studio dei verbi in grammatica (approfondiremo a tal proposito la recensione sul libro di Veronica Ujcich, "Grammatica e Fantasia").

Già nella descrizione del mio blog ho inoltre introdotto l'importanza del Giocare con le Storie, Stravolgerle nella loro Struttura, nel loro Significato e nello Svolgimento. Ho parlato del fatto che questa sia un'importante proposta didattica ed educativa, in quanto aiuta a stimolare la creatività dei bambini, portandoli al contempo a ragionare su se stessi e ad acquisire consapevolezza del mondo. "Essi inventando e stravolgendo le storie o le parole stesse porteranno il reale nel fantastico e il fantastico nel reale". Dedicherò diversi articoli a questa tematica, per fornire vari spunti su come proporre ai bambini attività attraverso le quali lavorare sulle storie.

 

Arriviamo dunque all'argomento di questo articolo.

Ho pensato di proporre un'attivià che possa essere svolta sia a scuola sotto la guida dell'insegnante, sia in famiglia durante un momento ricreativo. Si può anche lasciare che i bambini giochino tra loro, dandogli delle linee guida su come organizzare il gioco.

Dal titolo si capisce che parliamo di carte per inventare storie, ma di queste esistono tante tipologie. Quelle di cui parlo oggi mi piacciono in particolar modo per questi motivi:

  • le carte sono di grandi dimensioni e stimolano maggior interesse da parte dei bambini, anche per il fatto che sono diverse da tutte le tipologie di carte da gioco alle quali sono abituati;
  • sono inoltre rigide e per questo meno soggette all'usura;
  • sono presenti due carte speciali che servono a movimentare il gioco e a mantenere attiva l'attenzione dei bambini: una che prevede la loro immedesimazione nella storia come personaggi della stessa; e una che impone una penitenza, una prova di abilità o una sfida, che aumenta il coinvolgimento dei bambini nell'attività;
  • presentano immagini ricche di particolari che non pongono dei limiti all'immaginazione ma lasciano i bambini liberi di interpretare come meglio credono quello che vedono, scegliendo di dare più importanza ad un particolare piuttosto che un altro, scegliendo di parlare del personaggio che vedono oppure del paesaggio in cui si trova o ancora di un elemento secondario presente nell'immagine. Molte delle altre carte utilizzate per inventare favole presentano invece singoli elementi disegnati su uno sfondo bianco, ponendo degli standard di interpretazione. Queste tuttavia possono essere utili durante lo studio della struttura della storia e delle componenti che caratterizzano un racconto. (Le vedremo in un alto articolo);

Come si gioca all'Inventafavole:

Non ci sono regole!! Solo delle linee guida generali:

La storia inizia con la carta "C'ERA UNA VOLTA" e si conclude con l'estrazione della carta "E VISSERO TUTTI FELICI E CONTENTI". Questa può essere sistemata alla fine del mazzo, se si vogliono utilizzare tutte le carte, oppure in mezzo, per estrarla casualmente.

A turno ogni giocatore estrae una carta e inventa un pezzo della storia interpretando quello che vede, ma pur sempre ricollegandosi allo svolgimento del racconto che si sta creando.

Se un giocatore estrae la carta con la sagoma bianca deve invantere un pezzo della storia in cui inserirsi come personaggio (questo aiuta i bambini a concentrarsi sulla storia e sull'attività).

Se invece estrae la carta "prova d'abilità, gioco o penitenza", gli altri giocatori dovranno inventare per lui:

  • una penitenza (in genere la più scelta dai bambini). Come ad esempio "fai il giro della stanza fingendo di essere una rana";
  • una prova d'abilità. Ad esempio, se il giocatore è bravo in matematica si può proporre di fargli risolvere un certo numero di operazioni in un tempo definito. Oppure, se è bravo in ginnastica gli si può chiedere di fare una spaccata o delle flessioni, ecc;
  • un gioco/sfida. Come ad esempio "devi sfidare Tizio a forza quattro", oppure "dobbiamo fare un turno di nascondino e tu sei quello che conta"

Un consiglio è quello di reinserire queste due carte speciali nel mazzo ogni volta che vengono estratte, per permettere che vengano trovate nuovamente durante la storia e movimentare un pò il gioco, perchè i bambini si stancano facilmente e si distraggono, in quanto non abituati a focalizzare l'attenzione su una singola attività troppo a lungo. (In un altro articolo approfondiremo questa riflessione). Hanno bisogno di ricevere degli stimoli che li riportino a concentrarsi su quello che stanno facendo, soprattutto se si tratta di attività che richiedono un particolare sforzo cognitivo.

Un altro consiglio è quello di utilizzare un tavolo grande o di giocare sul pavimento (o su una qualsiasi superficie abbastanza spaziosa), per poter disporre le carte una accanto all'altra man mano che vengono estratte e dare forma a una visione d'insieme della narrazione che si sta svolgendo.

Ci sono tante varianti del gioco. Ad esempio, si può scegliere di usare tutte le carte del mazzo, di usarne solo alcune, di distribuire ad ognuno le sue carte (es. sette carte a testa) e scegliere man mano quella che preferisce in relazione al punto in cui è arrivata la narrazione, o ancora si può scegliere di far inventare a ciascun giocatore una sua storia basandosi su un numero definito di carte estratte casualmente dal mazzo, e così via.

Si può anche proporre al bambino un'attività di scrittura individuale: in questo caso è necessario che il bambino stia in un ambiente sereno in cui si sente a proprio agio e in cui gli è possibile concentrarsi senza stimoli distrattori. Dovrà scegliere le carte che più lo ispirano e inventare (e trascrivere) una storia sulla base di queste. Quest'atttività è interessante perchè può aiutare sia a sviluppare la creatività, sia a migliorare la scrittura e l'uso della lingua, sia a dare al bambino un suo spazio per dar sfogo alla sua immaginazione.

In questo periodo difficile che stiamo attraversando, oltre che una valida scusa per passare del tempo con i propri figli e con la famiglia, questa attività potrebbe essere proposta anche ai bambini in videoconferenza. Non potendosi vedere, infatti, è difficile trovare dei giochi che possano fare insieme e tenersi in contatto. Per giocare in videoconferenza basta che un bambino abbia il mazzo di carte, si stabilisca un ordine secondo il quale far intervenire i giocatori e si mostrino le carte. Quando è il suo turno, ogni giocatore osserverà la carta che gli è capitata e inventerà il suo pezzo della storia. Sarà divertente osservare cosa inventano quando trovano le carte speciali. In alternativa, ogni bambino può avere un suo mazzo di carte ed estrarre la sua carta da lì. (vedremo anche come costruire in casa le carte inventafavole fai da te).
 
 
Ribadisco l'importanza che assumono queste attività nello sviluppo della personalità del bambino. Esse non solo gli permettono di esercitare creatività ed immaginazione, ma anche di distrarsi dalla vita frenetica di tutti i giorni, di evadere dalla realtà pur continuando a ragionare su di essa e di mostrare il proprio mondo interiore senza vergogna perchè nascosto dietro l'atmosfera fantastica da loro creata. Attraverso le storie i bambini affrontano le loro paure, danno sfogo alle proprie preoccupazioni, ma anche alle loro emozioni, ai propri desideri e alle proprie passioni. Le storie (soprattutto quelle create da loro, quelle con cui giocano, quelle che stravolgono), li aiutano a ragionare su sè stessi e sulle cose che non capiscono del mondo (molto più complesso) in cui vivono tutti i giorni e con il quale tutti i giorni si confrontano. Iniziano attraverso le storie, così come attraverso i giochi, a fare esperienza del mondo degli adulti, di cui molte cose non sono chiare e per questo le riproducono, spesso in modo ironico, per cercare di ragionare sulle loro dinamiche complesse e comprenderle meglio.
 
Allego all'articolo una galleria immagini, in cui riporto le foto di alcune carte (tra cui le due speciali, una con le "istruzioni" e le due di apertura e chiusura del racconto).
 
 
Commentate l'articolo per farmi sapere se conoscevate già "l'Inventafavole", o altre carte simili come le più note "carte di Propp", di cui parleremo in uno dei prossimi articoli. Se le usate già (o le avete usate in seguito alla lettura di questo articolo), in che contesto le usate e in che modo? Avete altri consigli su come utilizzare queste carte?
 
 
 
Pagina 2 di 2

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità . Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001. Le informazioni contenute in questo blog, pur fornite in buona fede e ritenute accurate, potrebbero contenere inesattezze o essere viziate da errori tipografici. Gli autori di www.selador.it si riservano pertanto il diritto di modificare, aggiornare o cancellare i contenuti del blog senza preavviso. Gli autori non sono responsabili per quanto pubblicato dai lettori nei commenti ad ogni post. Verranno cancellati i commenti ritenuti offensivi o lesivi dell’immagine o dell’onorabilità di terzi, di genere spam, razzisti o che contengano dati personali non conformi al rispetto delle norme sulla Privacy e, in ogni caso, ritenuti inadatti ad insindacabile giudizio degli autori stessi. Alcuni testi o immagini inserite in questo blog sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore, vogliate comunicarlo via e-mail. Saranno immediatamente rimossi. Gli autori del blog non sono responsabili dei siti collegati tramite link né del loro contenuto che può essere soggetto a variazioni nel tempo. Ogni lettore è tenuto a verificare periodicamente queste condizioni per accertarsi di eventuali modifiche intervenute successivamente all’ultima consultazione del sito. In ogni caso l’utilizzo del sito e dei suoi servizi comporta l’accettazione dei cambiamenti nel frattempo intervenuti. In questa pagina vengono descritte le modalità di gestione di www.selador.it in riferimento al Trattamento dei Dati Personali degli Utenti che lo consultano. Tale Informativa è resa ai sensi dell’Art.13 del d.lg. n. 196/2003 – Codice in materia di protezione dei Dati Personali – a tutti coloro che interagiscono con i Servizi Web di www.selador.it, a partire dall’indirizzo www.selador.it che corrisponde alla pagina iniziale del Sito Web. www.selador.it utilizza Cookie Tecnici dettagliati nella pagina di disclaimer. Proseguendo nella navigazione, utilizzando la barra di scorrimento o cliccando su qualsiasi parte di questo sito, stai accettando questa Informativa e i Termini di Utilizzo del portale www.selador.it.