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Riporto di seguito l'intervista proposta al Maestro Daniele Pasini in merito al metodo MusicArte da lui sviluppato, che ho già introdotto in un precedente articolo.

L'intervista in oggetto è stata inserita in un paragrafo dedicato a MusicArte all'interno della mia Tesi di Laurea, che indaga le relazioni profonde tra la Matematica e la Musica, ricerca le possibili intersezioni tra Intelligenza Matematica e Musicale in relazione alla Teoria delle Intelligenze Multiple di Gardner, ed esplora le implicazioni didattiche di questo connubio nella scuola dell'infanzia e soprattutto primaria, con l'obiettivo di favorire l'inclusione e l'interdisciplinarità. Proprio in quest'ottica, prima di parlare delle mie esperienze personali, ho inevitabilmente indagato i metodi e le metodiche di precedente esplorazione. Tra questi, ritengo che il metodo di Pasini, oltre ad essere intrinsecamente affscinante e interessante, sia probabilmente il più completo, soprattutto in merito alla scuola primaria, come spiego nella mia Tesi in modo più approfondito.

  1. La prima domanda che vorrei porti riguarda cosa ti ha spinto a scegliere di insegnare. Tu hai scelto per la tua Tesi di Laurea un argomento particolarmente interessante, l'Infinito Matematico di Georg Cantor e avevi alle spalle diversi concerti e un primo premio di composizione. In quel periodo avevi già iniziato a pensare alla possibilità di sviluppare e utilizzare nella didattica un metodo che potesse racchiudere tutte le connessioni che, come abbiamo visto, riesce a racchiudere MusicArte?
    Insegnare è frutto di un lungo percorso in cui sono intervenute persone importanti. Ai tempi in cui frequentavo il Conservatorio alcuni professori - tra cui il mio - avevano la mentalità secondo la quale bisognava scegliere: o il Conservatorio o le scuole superiori. Mia madre si oppose a questa mentalità, litigò con il professore di flauto e disse: "mio figlio farà le Magistrali". Da lí è cominciato tutto il percorso. Un altro tassello fondamentale è stato costituito da amici che mi hanno incoraggiato ad iscrivermi in Scienze della Formazione Primaria, perché pensavano che io potessi essere portato per tale mestiere. Onestamente non pensavo di essere in grado di insegnare, ero in generale molto sfiduciato, ma ciò che mi ha dato la carica è stato il primo esame di Logica e Fondamenti della Matematica, che mi riservò un bellissimo voto. Da allora ho preso coraggio e pian piano mi sono appassionato all'idea dell’insegnamento. La tesi sull'Infinito Matematico è stata una scelta in cui ha avuto molta importanza l’esame di Didattica della Matematica, con il prof. Paoli, grazie al quale ho avuto modo di conoscere l’affascinante teoria dell’Infinito Matematico di Georg Cantor. Nel mio passato scolastico non ho mai amato la matematica, ma allo stesso tempo mi sentivo portato. Mio padre organista mi ha sempre illustrato i legami esistenti tra musica di Bach e matematica, ma a parte questi insegnamenti paterni serbavo grande ostilità. Come specificato dal Prof. Paoli nel giorno della mia laurea, grazie alla  tesi è avvenuta la mia definitiva riconciliazione con la matematica. Da questa riconciliazione è scaturito il mio primo CD, dal titolo “AlephZero”, in cui l’Infinito Matematico è evocato da una marea di suoni sovraincisi che si intersecano l’uno con l’altro.
    Dal momento in cui ho cominciato ad insegnare non ho mai pensato a un Metodo in senso stretto, poiché per l'ideazione sono intervenute altre esperienze e coincidenze negli anni seguenti. Sentivo, tuttavia, da diversi anni, l’esigenza di dover scrivere qualcosa, perché ero affascinato dai legami esistenti tra le varie discipline (cercavo, ad esempio, un nesso tra la musica di Also sprach Zarathustra, il libro di Nietzsche e il film Odissea 2001 nello spazio) e, soprattutto, condividevo pochissimi approcci delle didattiche musicali moderne che andavano per la maggiore.
    La risposta a questo mio "sentire" è arrivata, tuttavia, diversi anni dopo, quando io e mia moglie siamo tornati dalla Toscana, ho cominciato a insegnare a Quartu Sant'Elena e mi sono iscritto a un corso di apnea e di disegno.
  2. Come e quando nasce il metodo, quali sono state le maggiori fonti di ispirazione, e qual è lo sfondo pedagogico di MusicArte?
    Prima che nascesse l'idea di un Metodo, un'ottima formazione musicale familiare mi ha preparato alle tante idee sperimentate nella mia didattica quotidiana e, di conseguenza, espresse nei miei 5 libri.
    Prima di tornare in Sardegna dalla Toscana, dissi a mia moglie: "se riusciamo a tornare, voglio fare un corso di apnea". Non so da dove fosse nato questo desiderio, forse dalla visione del film "Le grand bleu", sta di fatto che la pratica dell'apnea è stata una delle fonti di ispirazione (alcuni esercizi con le vignette, tra cui la decalcatura e copiatura con “opzione-giro”, mi sono stati ispirati dall’esercizio del “girarrosto”, in cui dovevamo pinneggiare roteando, ogni 3 o  4 pinneggiate, di 90° in senso orario).
    Alla pratica dell’apnea si è aggiunta la decisione di frequentare un corso di disegno presso la Scuola d'Arte "Artemisia", a Quartu Sant'Elena.
    Io avevo un cattivo rapporto sia con lo sport sia con il disegno ed ero convinto di non essere capace di disegnare. Ho deciso di vincere le mie difficoltà e ne è valsa la pena, perche l’apnea è uno sport meraviglioso e nel disegno continuo tuttora a perfezionarmi con Enrico Deiana, eccezionale artista di Olbia.
    E, cosí, siamo a due fonti di ispirazione che hanno contribuito in maniera determinante alle idee didattiche che ho messo in campo e continuo a mettere in campo nelle mie classi. La sola formazione musicale non bastava, visto e considerato il carattere fortemente interdisciplinare del Metodo che è scaturito negli anni a venire.
    A queste esperienze si è aggiunto il passaggio dal sostegno al posto comune. Proprio nel momento in cui ho deciso di intraprendere questo importante passaggio, la Dirigente (Dott.ssa Tiziana Maria Diomedi, che non ringrazierò mai abbastanza) decise di assegnarmi Musica in tutte le classi, Arte e Immagine in alcune e potenziamento nelle restanti ore.
    Tutte queste novità hanno fatto sì che nella mia mente esplodessero letteralmente tantissime idee, a partire da un'intuizione iniziale: "lo spartito musicale è un disegno".
    I pentagrammi a mano libera e le griglie a mano libera (prima sul quaderno poi su foglio bianco) sono state le prime attività a cui hanno fatto seguito tantissime altre idee inarrestabili, che non riuscivo a frenare. Ogni settimana entravo in classe con un'idea diversa. Solo al termine del secondo anno delle prime ma significative sperimentazioni, mi sono reso conto che erano idee realmente nuove, di un nuovo modo di vedere e concepire la musica e l'Istruzione musicale. Erano le idee fresche, sperimentate giorno dopo giorno, tra tentativi ed errori, di un nuovo Metodo.
  3. Quali aspetti del metodo ritieni siano di maggior importanza dal punto di vista formativo, con particolare attenzione alla promozione dell'inclusione e dell'interdisciplinarità?
    Gli aspetti più importanti del Metodo sono:
    1)    La lettura delle note con strumento compensativo;
    2)    La creazione di schemi delle scale maggiori e minori con i nomi delle note scritti in stampato MAIUSCOLO o minuscolo e grassetto: questo modo di rappresentare i nomi delle note è un chiaro riferimento visivo (poiché anche la tastiera è un disegno, formato da rettangoli) alla grandezza dei tasti e, quindi, si configura come un altro efficace strumento compensativo e dispensativo;
    3)    L'importanza data al metronomo che, di fatto, è lo strumento di misura escluso dall'Istruzione. Lo conoscono in pochissimi e ancora meno persone sanno e hanno compreso l'importanza di questo fondamentale strumento di misura nella formazione di un bambino;
    4)    L'attenzione data al calcolo dei salti, che permette una maggiore autonomia nella lettura delle note;
    5)    L’attenzione data all’interdisciplinarità della musica. La musica dev'essere insegnata come disciplina legata alle altre discipline. Il problema della musica, ancora oggi in Italia (non posso parlare degli altri stati, ma mi rendo conto che molti di essi sono avanti anni luce rispetto a noi), è che questa meravigliosa disciplina viene insegnata solo come musica, quindi totalmente scollegata dalle altre discipline. Alcune volte viene collegata con altre discipline ma, a mio avviso, sono collegamenti poco importanti che non vanno mai al cuore del problema, ovvero: "come mai l'alfabetizzazione musicale su uno spartito vero non viene presa in considerazione sin dai 6 anni?". Nella lingua italiana vengono alfabetizzati, in matematica conoscono i numeri e imparano a svolgere autonomamente operazioni (sin dall'infanzia conoscono anche le figure geometriche), in inglese vengono alfabetizzati, nel corso di un ciclo di scuola primaria imparano a realizzare le mappe concettuali, ma in musica si resta fermi alle canzoncine, body percussion e poco altro, come se il linguaggio musicale non fosse degno di essere imparato! Non è discriminazione, questa?;
    6)    Lo spartito musicale, un qualsiasi spartito musicale, deve essere trattato come un libro normale. Nella lettura di uno spartito bisogna essere indipendenti, come lo si è con un libro normale. Come tu hai ben riportato ciò che ho scritto nei libri, Bianca, nello spartito ci sono tutte le informazioni per leggere le note e immaginare i gruppi di suoni, ovvero le loro relazioni in senso sequenziale come pure verticale. Il bambino ha questo diritto fondamentale e non può essergli negato! Qualsiasi altra attività deve essere considerata di secondaria importanza. Prima di tutto viene la conoscenza dello spartito e l’indipendenza nella lettura e comprensione della tastiera. Tutto il resto, secondo me, deve venire dopo, poiché è una naturale conseguenza.
  4. Tu hai la meravigliosa occasione ogni giorno di sperimentare il tuo metodo con i bambini nella scuola primaria. Il loro contributo e il loro riscontro sono fondamentali per lo sviluppo e il perfezionamento di MusicArte. Quali riscontri hai avuto in questi anni e quali criticità si sono verificate? Quali contributi dei bambini ritieni maggiormente interessanti e di più grande importanza per l'evoluzione del metodo?
    Hai ragione, Bianca, è veramente una meravigliosa occasione! Mi sento veramente un privilegiato ad insegnare esattamente ciò che mi piace insegnare! Non tutti, soprattutto alla primaria, hanno questa opportunità! Nella scuola primaria capita sempre di insegnare qualche disciplina che piace un po' meno. A me non solo piacciono entrambe, ma riesco a collegarle perfettamente!
    Senza il contributo dei bambini non sarebbe mai potuto nascere il Metodo. Ogni idea espressa nei miei 5 libri nasce dalla relazione con loro, dal loro impegno, dai loro errori e da tutte le correzioni che ho apportato in questi anni. Senza i bambini non avrei potuto mai scrivere neanche due righe come pure correggermi e rivedere alcune mie errate valutazioni. Quasi tutto, nei libri, è frutto di una sperimentazione e ognuna di esse nasce da una relazione tra me e tutti i bambini che sono passati e continuano a passare nelle mie classi.
    Se tornassi indietro non ripercorrerei mai certi passaggi che oggi valuterei come errori (in relazione agli obiettivi che mi prefisso ogni anno, nelle programmazioni annuali e settimanali), ma una cosa non è mai cambiata: l'approccio alla ricerca dell'indipendenza nella lettura di uno spartito musicale, un qualsiasi spartito musicale, perché il bambino ne ha diritto!
    Le criticità che si sono verificate non sono state poche. Da un lato l'eccesso di entusiasmo - che a volte mi ha portato erroneamente a chiedere troppo ai bambini o stressare i genitori, lo ammetto - e dall'altro lato, a volte, ho dato tante cose per scontate.
    Questo "dare per scontati tanti concetti” nasce dal fatto che, obiettivamente, il musicista allena continuamente il multitasking. Come non rimanere incantati dalle abilità di un qualsiasi strumentista? Quanti movimenti riesce a coordinare, insieme, il musicista, tanto da poter essere paragonato a un giocoliere? Ecco, succede che a causa di questo allenamento che porta noi musicisti a saper coordinare tanti movimenti, ci fa apparire banali delle competenze che per altri risultano come arabo.
    Facciamo un esempio concreto: non è mica scontato che la musica scritta sia un linguaggio che, sullo spartito, procede sempre verso destra ma che, con l'uso della logica, sa discriminare quando è il momento di andare verso destra o sinistra, sulla tastiera, a seconda che le note salgano o scendano. Questo non è per nulla scontato!
    La cosa bellissima della musica, per chi ha difficoltà con la lateralizzazione, è che l'orecchio è un grande strumento compensativo che compensa questo genere di difficoltà. Infatti, come specificato nella Tesi e nei miei libri, il movimento delle note verso l'alto o il basso descrive esattamente ciò che deve succedere al suono.
    Quindi, tornando alla formazione del musicista, la lettura delle note per noi è una competenza normalissima, facile oserei dire, ma gli altri vedono questo come qualcosa ai limiti dell’inarrivabile. Ci sono persone che chiudono letteralmente la porta della mente di fronte all'argomento “lettura delle note”.
    Ecco, io ho dovuto fare un lavoro continuo di semplificazione dei concetti basilari e, che vi sembri strano, lo sto continuando a fare. Trovo sempre nuovi modi per frantumare ogni singolo concetto in modo tale che sia compreso da tutti, ma proprio tutti!
    Questa è la maggiore criticità che mi spinge tuttora a trovare nuovi modi per spiegare concetti semplici. Una criticità che è stata una grande, enorme opportunità, soprattutto da quando ho deciso di scrivere libri, prima di tutto per mettere ordine in quel mare di idee che trapassavano, come treni frecciarossa, la mia mente.
    In merito ai contributi dei bambini, direi che mi lascio contagiare dal loro sguardo. I loro occhi, la loro genuina curiosità, sono la mia guida costante e, in alcune classi, sono le loro domande e iniziative spontanee a guidarmi nell'insegnamento, a dirmi "cosa devo fare".
  5. Il metodo MusicArte affronta profondamente le connessioni che intercorrono tra musica, arte e matematica. Questo è un aspetto ancora poco esplorato nella didattica, per quanto estremamente interessante e ricco di potenzialità. Sarebbe importante, nella formazione dei docenti, poter incoraggiare esplorazioni didattiche innovative come quelle che affronta MusicArte, in modo da realizzare sempre più concretamente le possibilità educative e formative dell'interdisciplinarità. Vorrei chiederti un parere da questo punto di vista. Tu, inoltre, proponi già dei corsi di formazione per gli insegnanti. Quali riscontri hai avuto e continui a ricevere?
    Il mio parere in merito è molto netto e senza mezzi termini: di esplorazioni didattiche ce ne sono anche troppe. C’è troppa confusione. Il mondo della didattica musicale, quello italiano soprattutto, è immerso in un mare magnum in cui non si capisce quali siano i concetti davvero importanti nell'Istruzione musicale della scuola primaria. Elenco, qui di seguito, alcune delle convinzioni riportate direttamente o indirettamente da parte di persone impegnate nella didattica musicale:
    1)    Le note (il linguaggio scritto dello spartito) vanno presentate il più tardi possibile. E perché mai?;
    2)    Un serio metodo musicale che si rispetti parte dal canto. E se a un bambino non piace cantare? È possibile che si rimanga ancorati al mondo fatato delle canzoncine e poco altro? Ora, capisco che un insegnante non specializzato si debba arrangiare (e tante colleghe l’hanno fatto assai egregiamente, riuscendo persino ad appassionare alla musica), ma per spiegare le note musicali e farle leggere non serve una laurea! In merito al canto e in base alla mia esperienza, in occasione dei saggi faccio realizzare semplici strumentini con i quali realizzare ritmi divertenti e faccio cantare, ma… se un bambino lo si fa lavorare sulla conoscenza delle note su spartito e tastiera, lo si rende indipendente!
    Suonare gli permette di educare l'orecchio e, se ha voglia, può cantare ciò che suona o cantare in generale. Chi glielo impedisce? È il linguaggio scritto che "sostiene" la consapevolezza nel canto. Io ho avuto ex alunni a cui non piaceva cantare: per loro il canto, quindi, era una penitenza. Viceversa, gli stessi alunni erano brillantissimi nella lettura delle note! Erano capaci di leggere le note con lo spartito al contrario!;
    3)    Per apprendere il linguaggio musicale bisogna passare prima da segni non convenzionali, anche per esplorare differenze tra suono e rumore. Dico io, se il linguaggio musicale sullo spartito presenta segni del pregrafismo che descrivono esattamente il comportamento dei suoni e delle pause, mi si può spiegare che bisogno c'è di inventare nuovi segni? Per l'alfabeto, per caso, si inventano segni grafici alternativi? Dopo un primo periodo di pregrafismo si passa subito a presentare le lettere, senza perdere neanche tanto tempo. I numeri...idem! Tutto il resto dell'Istruzione funziona in modo normale. Solo la musica viene trattata diversamente. È una disciplina oggettivamente diversa per una serie evidente - ma allo stesso tempo complessa - di motivi, ma la conoscenza del linguaggio musicale di base deve essere garantita!
    Un approccio davvero sbagliato è quello di pensare di educare alla musica solo con l'ascolto. L’ascolto è importantissimo, intendiamoci, ma è come pensare di educare alla lettura leggendo libri ai bambini senza mai insegnare loro a leggere. Il paradosso di questi approcci è evidente.
    Oltre a queste convinzioni (quelle che secondo me sono le più ricorrenti) c'è un proliferare di metodi musicali che sostiene queste ed altre convinzioni, ma in tutta questa straordinaria abbondanza di materiale manca totalmente il riferimento a una domanda: "cosa è importante per il bambino, affinché apprenda il linguaggio musicale?". La mia impressione è che si giri continuamente intorno al problema, perché forse questo genera una possibilità di creare materiali da vendere (per nulla necessari) che generano continua dipendenza da supporti esterni (tutorial). Intendiamoci, anche io ho creato tutorial, per aiutare a spiegare, ma l’obiettivo era spiegare meglio i criteri da prendere in considerazione per imparare ad essere autonomi e poter suonare. Questi approcci moderni hanno una validità che si riferisce esclusivamente a un determinato brano musicale o una determinata scheda, ma non risolvono il problema dell'indipendenza, che dovrebbe essere il bene supremo di una didattica davvero a misura di bambino. Per il suo esclusivo bene!
    Prima di qualsiasi approccio bisogna dire la verità, ovvero partire dallo spartito per dimostrare tutti gli elementi analizzabili, a portata di bambino, affinché si comprenda la ricchezza reale di uno spartito musicale. Non servono schede, non servono note colorate. Possono essere supporti, anche validi, ma le schede ci sono già e sono gli spartiti!
    Bisogna analizzare, osservare e far comprendere profondamente agli alunni! La musica è una Scienza, del suono, della grafica, del movimento ed è un linguaggio in cui le regole grammaticali di base (le alterazioni, per l’esattezza) sono molto più semplici di qualsiasi altra regola grammaticale esistente. Tali regole partono dall’osservazione del segno grafico come un disegno per comprendere cosa ci dice e desumere, in tal modo, la regola grafica.
    In merito ai corsi, finora ne ho tenuti 10. Molti partecipanti mi hanno dato ottimi feedback ed in genere tutti rimangono davvero stupiti da quanta ricchezza ci sia dietro uno spartito musicale. Molte persone vedono lo spartito come un elettroencefalogramma. È molto più decifrabile di quel che si pensi e tu, Bianca, nel corso del CAP. 3 come pure nella relazione del tirocinio, hai spiegato perfettamente alcuni passaggi fondamentali di alcune idee che ho messo quotidianamente in campo nelle mie classi.
    I miei corsi sono strutturati in 3 livelli: base, intermedio e avanzato. Finora ho tenuto solo corsi livello-base, che sono stati frequentati anche da musicisti, perché un conto è essere musicisti e tutto un altro conto è la didattica della musica. Noi musicisti abbiamo molto bisogno di imparare a non dare tanti concetti per scontati, perché per le persone normali leggere le note è qualcosa di astruso e dobbiamo tenerne conto!
    Tornando al proliferare dei metodi chiudo questa intervista (ringraziando Bianca e il prof. Paoli per la straordinaria opportunità) con una domanda: "i metodi esistenti sono riusciti nel far percepire, alle persone, che la musica è molto più alla portata di quel che si pensi?". Se la risposta è no, vuol dire che tutto ciò che è esistito finora ha fallito miseramente. Non è un problema musicale. È un problema squisitamente legato a una fasulla percezione, che il Metodo MusicArte si pone l'obiettivo specifico di risolvere, cercando di ridurre le distanze tra falsa percezione e verità, ovvero che “per comprendere la musica non serve essere dei geni”. La pratica strumentale è tosta, ma alla comprensione del linguaggio musicale di base ci arrivano tutti. La musica è realmente un linguaggio per tutti, come evidenziato anche nel titolo della Recensione che il mio Metodo ha ricevuto, sulla prestigiosa Rivista specializzata “Suonare news”, nel marzo 2020.

Pubblicato in Recensioni

Questo è un articolo che ha aspettato del tempo prima di poter essere pubblicato. Volevo approfondire a dovere l'argomento perché mi sta particolarmente a cuore. Tuttavia, mi limiterò a scrivere con un carattere riflessivo, come introduzione ad un argomento che necessita molto più spazio per essere approfondito adeguatamente. Chi mi conosce sa, e spero chi leggerà le mie parole all'interno di questo blog capirà, che io tengo particolarmente alla dimensione interdisciplinare della didattica.

Credo che non ci sia niente di più proficuo e motivante per i bambini della consapevolezza di non apprendere tante nozioni sparse ma piuttosto delle conoscenze che si completano e arricchiscono l'un l'altra.

Oggi, in particolar modo vorrei parlare del metodo MusicArte, del maestro Daniele Pasini (flautista, compositore e insegnante di scuola primaria) [link facebook, link telegram], sebbene non in forma di recensione ma piuttosto di riflessione sul metodo e sui temi da esso affrontati, che non mancano di suscitare argomentazioni stimolanti.

Scrive Francesco Paoli (professore di "Didattica della Matematica" presso l'Università degli Studi di Cagliari), nella prefazione al libro MusicArte: "Il percorso di educazione musicale che Daniele non si è limitato a progettare ma che sperimenta giorno per giorno nelle sue classi con esiti straordinariamente interessanti, coniuga spunti e suggestioni dove le barriere disciplinari tra musica, matematica e arti visive scompaiono come per magia: il disegno a mano libera, le stime, le approssimazioni, la valorizzazione degli aspetti geometrici della scrittura musicale. Ne esce una proposta in cui l'interdisciplinarietà non rimane solo proclamata, ma è agita nel concreto".

Come premessa, si può facilmente asserire che molto spesso nelle scuole le discipline artistiche e musicali sono considerate come discipline di secondaria importanza e per questo vengono affrontate con superficialità. Eppure, scrive Francesco Paoli, "sin dai tempi più antichi sono state costantemente sottolineate parentele e affinità tra matematica e musica. Quest'ultima disciplina affiancava l'aritmetica, la geometria e l'astronomia tra le "artes reales" del quadrivio [...]".

Non è frequente l'insegnamento del linguaggio musicale, ad esempio. 

Di solito, nella scuola primaria, la musica viene proposta in forma di canzoni e filastrocche, spesso come mediazione di contenuti didattici relativi ad altre discipline (es. la canzone delle tabelline, la canzone dei colori in inglese, ecc). Non si pensa, invece, ad insegnare il linguaggio musicale, che è propriamente una lingua e come tale può essere appresa e interiorizzata. L'alfabetizzazione musicale dovrebbe essere impartita dai primi anni della scuola primaria, in quanto basilare per la formazione delle conoscenze utili a maturare un buon apprezzamento musicale. L'ascolto si presta come strumento di introduzione al linguaggio musicale, ma D. Pasini ci invita a riflettere anche su questo: "far ascoltare la musica come forma di alfabetizzazione e introduzione al linguaggio musicale" equivale ad "insegnare italiano ai bambini leggendo libri senza mai insegnare loro a leggere autonomamente".

Dunque, è vero che l'ascolto è utile ma ci sono anche tante altre risorse che andrebbero sfruttate e che spesso purtroppo vengono sottovalutate e trascurate. Molto spesso i bambini imparano a leggere la musica direttamente alle medie, mentre alla scuola primaria non sanno riconoscere le note sul pentagramma e il loro valore, non sanno cosa sia una battuta e magari non conoscono la differenza tra chiave di violino e chiave di basso. La musica è una Lingua e non si può parlare di alfabetizzazione musicale se non la sappiamo leggere e non ne conosciamo la struttura. Studiamo l'alfabeto che ci consente di leggere e scrivere nella nostra lingua madre, allo stesso modo l'alfabeto musicale esiste e andrebbe appreso. Scrive il M° Giovanni Pasini (direttore d'orchestra e violista solista), nella prefazione del libro MusicArte: "Mi viene da pensare anche a una frase del celebre pedagogo musicale Shinichi Suzuki: "tutti i bambini parlano giapponese!". Naturalmente si riferiva ai bambini giapponesi, ma il senso sta nel fatto che - sebbene per noi occidentali una lingua come il giapponese o cinese possa apparire particolarmente complessa - il bambino che vive a contatto con esse non ha nessun pregiudizio a riguardo e le assimila come se fosse la cosa più normale del mondo. Suzuki voleva così dimostrare che ogni bambino ha del talento musicale, basta che sia esposto a questo linguaggio in età precoce e nello stesso modo in cui è esposto alla lingua parlata”. Non si tratta di un apprendimento tanto complicato e insegnarlo già alla scuola primaria rappresenta un'ottima risorsa per i bambini che avranno le basi per ascoltare musica, per leggere musica, per scrivere musica e per fare musica. E sicuramente questo insegnamento sarà ricco di stimoli e di soddisfazioni. Essere in grado di stabilire una relazione tra spartito e pianoforte, ad esempio, è già una motivazione enorme. Vedere che cosa si produce dalla lettura di quei simboli e che ad ognuno di essi corrisponde un suono è una sorpresa, una scoperta. La musica non rimane qualcosa di straordinario, di complicato, qualcosa da ascoltare ma "che fanno gli altri". La musica diventa piuttosto qualcosa di accessibile, qualcosa che io posso anche creare se la conosco.

Maestro Daniele Pasini ci propone un percorso studiato approfonditamente nel corso della sua esperienza, continuamente messo alla prova e in evoluzione. Ma soprattutto ci mostra come la musica non sia solo una materia isolata, ma una disciplina che comunica con tutte le altre. In particolar modo Pasini indaga le relazioni che essa ha con la matematica, la geometria, l'arte e il disegno, nonché con la disciplina sportiva. Lo spartito stesso è considerato come un disegno geometrico in cui tutte le parti che lo compongono sono in perfetta armonia le une con le altre.

Il lavoro di trascrizione è importante non solo in ambito musicale ma anche per educare all'ordine, al linguaggio matematico, alla logica, alla concentrazione e alla pazienza! Importante è il disegno a mano libera e tutti i benefici che ne conseguono. Scrive, ancora, Enrico Deiana (Artista sardo Laureato all'Accademia di Belle Arti di Firenze in "Pittura e Arti Visive"): "Esistono interessanti connessioni e similitudini tra musica, disegno e matematica, come la geometria ad occhio che Daniele utilizza per la trascrizione a mano libera degli spartiti e che contemporaneamente potenzia le capacità disegnative, in quanto si impara a prendere le proporzioni di ciò che si percepisce, oltre a imparare il ritmo visivo che si tramuta in ritmo musicale. Saper prendere le proporzioni senza l'utilizzo di quadrettature o sistemi di ricalco è la base dell'apprendimento delle tecniche figurative, permette di allenare l'occhio alla vita reale e alle problematiche della creazione di opere d'arte.

La copiatura è fondamentale per comprendere un'arte o una tecnica. Essere in grado di riprodurre fedelmente ciò che ci si è prefissati di realizzare è fondamentale per ottenere un perfetto controllo della propria manualità e sviluppare al massimo la propria capacità tecnica. [...] abituarsi a situazioni difficili è il modo migliore per affrontare le situazioni quotidiane che la Vita non manca di presentarci ogni giorno", "Daniele cerca, perciò, di risvegliare gli animi dei propri studenti rendendo l'apprendimento della musica come un gioco, una sfida continua che progredisce di difficoltà ad ogni passo, in modo che essi possano accedere all'universo dell'arte tramite semplici giochi che in realtà sono ponti verso l'educazione musicale".

Personalmente considero che attraverso l'approccio didattico di Maestro Daniele Pasini, si possa lavorare su una molteplicità di aspetti della disciplina musicale e artistica ma al contempo su tanti aspetti delle altre discipline e della persona in sé. Aspetti importanti come ordine, concentrazione e pazienza, ad esempio, andrebbero sviluppati a prescindere dalla disciplina in questione per poter fruire nel modo migliore di qualsiasi contenuto. E probabilmente, e paradossalmente agli occhi di tanti, attraverso la musica si può lavorare su questi aspetti tanto importanti per l'apprendimento di qualunque disciplina logica o di studio, più che con qualunque altra attività didattica. Spesso si tende a scollegare le varie discipline, a concentrarsi sui contenuti e poco sulla piacevolezza degli apprendimenti, sulla soddisfazione che consegue alla messa in pratica delle conoscenze acquisite e della consapevolezza che scaturisce dalla scoperta delle relazioni tra conoscenze e competenze apprese in una disciplina e in un'altra.

Io ricordo sempre quanto mi abbia avvantaggiata nell'apprendere, per fare un esempio, l'argomento delle frazioni alla scuola primaria, aver studiato dall'età di sette anni alla scuola civica di musica. Conoscevo da quell'età il linguaggio musicale, avevo già avuto a che fare con i valori delle note e i tempi che regolano un brano musicale. Grazie alla musica io avevo già interiorizzato il significato stesso di frazione, e non mi è stato affatto difficile studiarlo in matematica.

Questo è un semplice esempio per far capire quanto sia realmente importante e utile la musica e quanto si possano aprire i suoi orizzonti.

E da questo punto di vista, mi chiedo perchè se nelle scuole di musica i bambini possono apprendere il linguaggio musicale già in età precoce, a scuola tale aspetto non sia a volte neanche contemplato perchè probabilmente considerato troppo complesso.

Un altro aspetto che Maestro Daniele illustra in relazione al collegamento tra arte e musica, è la "forte analogia tra l'uso del pennino e la performance musicale. In entrambi i casi si lavora sull'accettazione dell'errore: con il pennino non si può cancellare e, nella performance musicale, non si può tornare indietro ad aggiustare un errore". Ritengo questa considerazione estremamente importante, in quanto non si tratta solo di musica o di arte ma di un lavoro molto più profondo che serve non solo in ambito scolastico ma in qualunque situazione della vita quotidiana che i bambini si trovano e si troveranno in condizione di affrontare. Una cosa che non sopporto è vedere i bambini usare matita e gomma o penna cancellabile. Perché si inizia così e poi si passa alla penna non cancellabile? Prima si deve essere ordinati e dopo non conta più? O l’ordine diventa un’ossessione tale da dover strappare la pagina ad ogni errore perchè non accettato? I bambini perdono anche interesse a scrivere bene una volta che si passa da uno strumento all'altro. Ma cosa ancora peggiore, non sono in grado di accettare l'errore, che da sempre è visto come qualcosa da cancellare. Che ne è stato di "sbagliando si impara"? Con un errore si riflette e vedere un segno rosso, una barra, qualunque segno faccia capire che quello è un errore e affianco ad esso la correzione, rende i bambini consapevoli di quello sbaglio e li aiuta a tenerlo impresso. Vedere le correzioni aiuta i bambini a concentrarsi e a sbagliare di meno per evitare il disordine e per migliorarsi. Vedere il miglioramento, i propri progressi, dà loro una motivazione in più, una grande soddisfazione nel constatare quanto cambia la quantità di segni di correzione dall'inizio del quaderno a ora. E quando sbagliano e sbaglieranno sapranno come reagire, come andare avanti, come fare di quell'errore un'opportunità.

È vero, non tutti i docenti hanno una preparazione tale da poter impartire lezioni di musica. Oramai però, per insegnare bisogna laurearsi in Scienze della Formazione Primaria, e chiunque, pur non avendo mai studiato musica in tutta la sua vita, ha l'opportunità e l'obbligo di sostenere l'esame di Fondamenti e Didattica della Musica. Per cui, sento di poter asserire che ora le conoscenze, le basi per lo meno, ci siano. E in letteratura ci sono numerose risorse da utilizzare a tal proposito. Diversi autori si sono occupati dell'argomento. Tra queste, ancora, sento di dover citare Daniele Pasini, che ha svolto un lavoro completo e originale, elaborando un metodo innovativo per l'insegnamento di queste discipline tanto sottovalutate quanto intrinsecamente ricche di importanza.

Pasini ha scritto più di un libro per parlare del suo Metodo MusicArte, per spiegare i collegamenti tra le discipline che affronta e per poterlo rendere accessibile a tutti, insegnanti, genitori e studenti, grazie alla sua Guida e al suo Eserciziario. Il linguaggio con cui si esprime è scorrevole e si presta ad una piacevole e istruttiva lettura da parte di chiunque abbia o non abbia mai studiato musica. 

Apprezzo inoltre il fatto che il suo metodo sia costantemente messo alla prova nelle sue classi e che nelle revisioni dei suoi libri lui lo metta in discussione aggiornandolo e migliorandolo, con lo spirito che dovrebbe caratterizzare ogni pedagogista, insegnante e figura educativa. Al contrario di tanti, che invece cadono nell'errore di mantenere sempre la stessa idea di partenza senza revisionarla, adattarla alla situazione e metterla in discussione qualora non si riveli efficace. 

È inoltre ammirevole la passione con cui Daniele Pasini parla del suo metodo, mostrando quanto sia importante che questi aspetti siano effettivamente interiorizzati da chi si occupa della formazione dei bambini.

Non desidero entrare eccessivamente nel dettaglio teorico. Questo articolo, come sopracitato, voleva essere piuttosto una riflessione. Sono partita dal Metodo di Daniele Pasini ma ho voluto divagare come la mia mente mi imponeva nei ragionamenti e nei rimandi mnemonici della mia esperienza. Non intendo dunque inserire questo articolo nella sezione delle recensioni, quanto piuttosto nella sezione degli articoli teorici, sebbene io non sia proprio convinta della categoria precisa all'interno della quale inserirlo, in quanto contiene un pò di entrambi. Non mi sento però di inserirla nelle recensioni in quanto attendo di inserire in tale sezione un articolo che scriverò in seguito alla lettura approfondita dell'ultimo libro pubblicato all'inizio di dicembre da Maestro Daniele Pasini, in cui esplicita il suo metodo dopo una profonda revisione del primo libro. Sottolineo, inoltre, la splendida iniziativa di Maestro Daniele Pasini, di devolvere una parte degli incassi di questo libro ai progetti dell'associazione Operazione Africa, e di aver più in generale scelto di abbinare ad ognuno dei suoi libri un'assocciazione (specificate nei link dei libri che riporto qui sotto).

Allego il link Amazon dei libri, ordinabili anche nelle librerie, con la speranza di aver stimolato la curiosità dei lettori in relazione ai temi trattati e al metodo MusicArte. Anche in quest'ottica, questo articolo vuole essere un invito alla lettura dei libri e funge da introduzione al metodo, non da riassunto. Ho per questo ripreso particolarmente le prefazioni, nel tentativo di indurre ad uno studio approfondito, piuttosto che ad una semplice lettura di un riassunto, che non sarebbe in grado di restituire adeguate conoscenze e ridurrebbe la fruibilità e la piacevolezza della lettura dei libri scritti dall'Autore e Ideatore del Metodo, frutto di sperimentazione e anni di lavoro che merita attenzione e interiorizzazione.

1) "MusicArte - Musica Arte Immagine nella scuola primaria" (una panoramica sulle sperimentazioni dei primi due anni, in cui emerge una visione globale del collegamento tra musica, disegno, matematica e geometria), come detto, questo libro è abbinato all'associazione Operazione Africa, scelta in relazione al fatto che nel libro parla di come allenare la genialità con poco materiale; 

2) "Eye training & Ear training: Tabelle di allenamento" [sviluppa la relazione profonda tra memorizzazione di suoni (ear training) e memorizzazione di lunghezze (eye training), mostrando come una visione sportiva possa aiutare nell'interiorizzazione di alcuni aspetti comuni tra musica e disegno. Sono inoltre presenti altri aspetti teorici a completamento del primo libro, su toni, semitoni, intervalli (maggiori e minori), bicordi, accordi, rivolti e circolo delle quinte ascendenti e discendenti], dedicato alla Turris Eburnea, che è un'associazione che si occupa di evangelizzare attraverso sfilate di moda; 

3) "Pianeta MusicArte: Guida per insegnanti, famiglie e studenti" (la Guida include anche una proposta di Programmazione) [uno strumento che aiuta a calare nella didattica di tutti i giorni quanto detto nei libri precedenti. È completo di una proposta di Programmazione, dalla prima alla quinta primaria], allegato alla Comunità Mariana Oasi della Pace, in quanto rappresentante dell'importante legame di Pasini con Medjugorje, che ha contribuito alla sua formazione umana e che ha ispirato il suo primo CD; 

4) "Eserciziario di musica per gli alunni della scuola primaria” (il libro per gli alunni, concepito per essere usato dalla classe seconda alla classe quinta), questo abbinato all'associazione Meter ONLUS, che si occupa del contrasto alla pedopornografia in rete.

Ogni libro mantiene una sua peculiarità specifica e alcuni argomenti vengono ripetuti per permettere al lettore di interiorizzare determinate regole.

Allego inoltre il link di un’intervista in cui Maestro Daniele Pasini parla del suo metodo e dei suoi libri. (minuto 9 circa).

Nelle immagini allego, infine, la locandina dei corsi online organizzati da M° Daniele Pasini sul Metodo MusicArte.

Concludo con un altro estratto tratto dalla prefazione di Giovanni Pasini: “Il ruolo della scuola è quello di fornire strumenti per “capire” e “sentire” il fenomeno artistico dal più semplice al più complesso, dopodichè sta all’individuo fruirne secondo i propri gusti e preferenze. [...] Il metodo qui illustrato [...] espone i bambini ignari e lontani da qualsiasi pregiudizio allo studio degli spartiti musicali didattici di Bartok e Bach e li rende familiari con le strutture sia musicali sia visive delle opere musicali.tre l’orecchio ascolta la mano disegna e i due mondi apparentemente lontani paiono un tutt'uno nella mente del bambino. [...] Le arti e la creatività sono intimamente legate alla qualità della vita di una società. I bambini ne sono i primi portatori “liberi” [...]”. Essi diventeranno forse degli artisti, o saranno di altri spettatori e fruitori, nella speranza che in età adulta possano creare “un circolo virtuoso dove gli artisti saranno stimolati da un pubblico capace di confrontarsi con gradi di complessità diversi per un accesso alle Arti liberi da pregiudizi”.

Pubblicato in Articoli teorici

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